... e un animo nobile per gareggiare onestamente e con vero spirito sportivo. E' il messaggio che ci invia Aurora D. in questo suo video muto sul doping. Come nelle vecchie pellicole di un secolo fa, concentriamoci sulle immagini... in silenzio.
mercoledì 30 marzo 2011
martedì 29 marzo 2011
Decalogo
Che cosa possiamo fare quando, navigando, ci fanno delle richieste di dati particolari? Ci stiamo mettendo in qualche guaio? Ecco il punto di vista di Serena C. che, in maniera scherzosa, fa il punto della situazione.
E in caso di pericolo... meno male che c'è l'agente Lisa
Viva il Grillo
Molto spesso i ragazzi, navigando in internet, cadono nella rete di persone senza scrupoli. Fortunatamente qualcuno ogni tanto ascolta anche la propria coscienza e ricorda i buoni consigli degli adulti.
Ecco una simpatica vignetta di Laura E. e Valentina D.
Versi per la libertà
Simona D., Luca D., Marta M., Federica P., Giada P., si sono immedesimati nei ragazzi che in tanti paesi del mondo vivono il dramma della solitudine e dello sfruttamento. Hanno provato a dar loro voce così:
Ogni volta che apro gli occhi
sogno di non trovare più
quelle sbarre che sono la mia prigione.
Le mie giornate non finiscono mai
non ho famiglia, non ho casa
sento i morsi della fame.
Sono qui dentro oggi
e so che ci rimarrò per sempre.
Cosa c’è oltre il muro e la fessura
da cui entra la luce?
Sento che muore la speranza
e svengono i sogni.
Trascorro i miei giorni a tessere tappeti.
Tu i tuoi come li passi?
Dei miei genitori ho un vago ricordo,
il sole lo vedo attraverso un piccolo vetro
e gli amici li vedo solo la sera.
Sono isolata dal resto del mondo
eppure qualcuno sa che esisto.
E allora perché non mi viene a salvare?
Non c’è peggior cieco di chi non vuol
vedere. Ognuno pensa «meglio a te che a me.» Ho imparato a tessere tappeti e speranze.
Un giorno riavrò la mia infanzia negata?
lunedì 28 marzo 2011
Ieri, oggi....domani?
I flussi migratori storicamente hanno sempre rappresentato una sfida ,sia per chi lasciava la propria terra ,sia per chi li accoglieva. Molte persone hanno migliorato le proprie condizioni di vita ed hanno contribuito positivamente allo sviluppo dei paesi nei quali sono stati accolti. L'Italia è stata interessata direttamente da questo fenomeno e oggi, da terra di esodo, si è trasformata in meta di molti viaggi della speranza. La convivenza tra popoli diversi non è semplice, ma per capire ciò che sta succedendo oggi ,e non commettere troppi errori in futuro, dobbiamo imparare dal nostro passato.
Francesca B., Marilisa C., Valentina D. e Mariagrazia S. ci invitano a riflettere con il video che hanno realizzato.
Vediamolo insieme.
domenica 27 marzo 2011
La virtù sta nel risparmio
Parlando di fonti energetiche, molto spesso si dimentica un aspetto importante: l'abuso che noi ne facciamo.
Dario P. interviene nel dibattito esponendo la sua opinione in maniera molto equilibrata e ponendoci un interrogativo molto interessante e forse imbarazzante: perchè non impariamo a consumare di meno?
Ciao ragazzi.
Dopo quello che è successo in Giappone, molti si chiederanno se sia opportuno installare delle centrali nucleari in Italia. Anche i governi, in molte nazioni che già hanno adottato il nucleare, si stanno ponendo il quesito: le nostre centrali sono sicure o no? Vediamolo insieme. In Germania il capo dello stato Angela Merkel ha deciso di annullare la proroga per allungare la vita di alcune centrali costruite prima degli anni ’80 che verranno, invece, completamente smantellate. In Svizzera e in Austria l’Ufficio Federale per l’Energia ha sospeso il programma nucleare per rivederne le condizioni di sicurezza; anche la Francia, patria della (per dirlo alla francese) grandeur nucleare, si sta interrogando sulla sicurezza dei propri impianti. E in Italia, nonostante il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo abbia detto che l’Italia andrà avanti con il programma nucleare, è stata approvata, il 23 marzo, una moratoria di un anno.
Troppe persone hanno però le idee confuse su Fukushima: non sanno bene qual è il reattore giapponese più a rischio (che poi è il terzo perchè conteneva plutonio, a differenza dei reattori 1 e 2), non sanno di preciso quali sono i danni che il nucleare può provocare, anche perché l’opinione pubblica si lascia facilmente influenzare e prendere dal panico, a volte anche giustificato, ma non sempre motivato. Allora facciamo un po’ di chiarezza: la centrale di Fukushima era del 1971, di seconda generazione, e sarebbe dovuta andare in pensione nel febbraio di quest’anno, era stata progettata per resistere al terremoto e allo tsunami. Ora, al terremoto la centrale ha retto, ma l’onda dello tsunami era superiore ai 6,5 metri, altezza massima che poteva sopportare; per questo la centrale ha collassato e, in seguito all’accumulo d’idrogeno, sono scoppiati i reattori.
Adesso, però, le centrali sono di terza generazione, con standard di sicurezza molto più elevati del passato. Non dimentichiamo che la crescita del consumo delle energie ottenute da combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) ha creato non pochi problemi all’umanità, dall’ inquinamento al surriscaldamento, oltre alle difficili relazioni con i paesi produttori di petrolio (basti pensare alla Libia). Inoltre, nemmeno tali fonti sono del tutto esenti dal rischio di incidenti, ad esempio nel 1962 andò a fuoco una miniera di carbone in Pennsylvania, producendo emissioni di gas tossici e voragini nel terreno. Il nostro Paese deve, purtroppo, importare petrolio, carbone, metano ed anche l’uranio, per questo, piuttosto che aumentare le importazioni, sarebbe meglio risparmiare energia e, soprattutto, usarla in modo più efficiente.
Le fonti rinnovabili sono un settore in crescita e sono favorevole al fatto che l’Italia debba investire anche in energie alternative, che, tuttavia, non potranno coprire l’intero fabbisogno energetico italiano perché ci vorrebbe una superficie pari a metà Italia circa su cui installare impianti eolici e fotovoltaici. Dove la troviamo un’area cosi vasta? E il famigerato impatto ambientale? Forse ha ragione la Commissione Europea che obbliga a ridurre i consumi energetici del 20 per cento entro il 2020.
giovedì 24 marzo 2011
Il Futuro riconquistato
...in quest'altro ci fanno conoscere coloro che restituiscono dignità e speranza ai bambini che l'hanno persa.
Cominciamo da
Cominciamo da
Il Telefono Azzurro
«Da 20 anni c'è, in questo Paese, un difensore dei bambini e degli adolescenti. Si chiama Telefono Azzurro ed è sempre stato in prima linea non solo nelle battaglie a tutela dei minori, ma anche nella creazione di una nuova cultura dell'infanzia». Ernesto Caffo
La storia di Telefono Azzurro comincia a Bologna, nel giugno del 1987, quando un gruppo di studiosi coordinati da Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, pensa di creare un servizio, presente 365 giorni all'anno e 24 ore su 24, per i bambini e gli adolescenti di tutto il territorio nazionale. È il principio di una lunga avventura che dura fino a oggi.
All'inizio gli operatori di Telefono Azzurro si mettono al lavoro fornendo ascolto, accoglienza e assistenza alle emergenze di maltrattamento e all'abuso dei più piccoli. Già dopo pochi anni viene attivata una linea telefonica ("1 96 96"), di facile accesso per i giovani.
Le chiamate che giungono alle sedi di Telefono Azzurro rappresentano una situazione di disagio inquietante e di dimensioni maggiori di quelle ipotizzate: una sola linea telefonica non è più sufficiente. Così l'attività dell'Ente morale senza fini di lucro si intensifica e si specializza con strumenti informatici, tecnologici e metodologici meglio adeguati e proporzionati.
Il secondo passo è la nascita della linea dedicata agli adulti che desiderano segnalare situazioni di disagio o di abuso riguardo l'infanzia: "199 15 15 15". Il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro è oggi un call center con 30 linee telefoniche, 40 operatori specializzati e centinaia di volontari.
La storia di Telefono Azzurro comincia a Bologna, nel giugno del 1987, quando un gruppo di studiosi coordinati da Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, pensa di creare un servizio, presente 365 giorni all'anno e 24 ore su 24, per i bambini e gli adolescenti di tutto il territorio nazionale. È il principio di una lunga avventura che dura fino a oggi.
All'inizio gli operatori di Telefono Azzurro si mettono al lavoro fornendo ascolto, accoglienza e assistenza alle emergenze di maltrattamento e all'abuso dei più piccoli. Già dopo pochi anni viene attivata una linea telefonica ("1 96 96"), di facile accesso per i giovani.
Le chiamate che giungono alle sedi di Telefono Azzurro rappresentano una situazione di disagio inquietante e di dimensioni maggiori di quelle ipotizzate: una sola linea telefonica non è più sufficiente. Così l'attività dell'Ente morale senza fini di lucro si intensifica e si specializza con strumenti informatici, tecnologici e metodologici meglio adeguati e proporzionati.
Il secondo passo è la nascita della linea dedicata agli adulti che desiderano segnalare situazioni di disagio o di abuso riguardo l'infanzia: "199 15 15 15". Il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro è oggi un call center con 30 linee telefoniche, 40 operatori specializzati e centinaia di volontari.
Il passaggio ancora successivo è la creazione di diversi centri territoriali che collaborino con le istituzioni locali per rendere possibili interventi diretti alla prevenzione. Telefono Azzurro diventa anche ideatore di progetti. Nasce il Settore Formazione, con il compito di promuovere e divulgare la grande esperienza maturata, coinvolgendo operatori socio-sanitari e scolastici, forze dell'ordine, liberi professionisti e famiglie. E inoltre il Centro Studi che raccoglie dati a livello internazionale, promuovendo un osservatorio permanente sull'infanzia.
Passiamo a
L’Unicef
L’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, è un’agenzia dell’ONU fondata nel 1946 allo scopo di aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale.
Da allora non è mai venuta meno l’attenzione che l’organismo sopranazionale rivolge a tutti i problemi che riguardano l’infanzia: la fame nel mondo, con le relative questioni della malnutrizione e della carenza delle più elementari condizioni igienico-sanitarie a cui vanno incontro i bambini di tanti Paesi del Terzo Mondo; lo sfruttamento del lavoro minorile, presente anche nei Paesi ricchi dell’Occidente; i disagi, di natura fisica, morale e psicologica, causati dalle guerre e dai conflitti etnico-religiosi che purtroppo continuano a combattersi anche in questo primo scorcio del nuovo secolo
Sono tanti i bambini che attualmente vivono in situazione di emergenza, vittime della miseria, delle epidemie, degli abusi sessuali, dello sfruttamento nei luoghi di lavoro, degli scontri armati, alcuni dei quali, hanno come protagonisti anche dei baby-soldati.
Di tutti questi piccoli esseri umani, indifesi e sfortunati, si prende cura l’Unicef, mediante l’invio di aiuti umanitari, la presenza diretta nei Paesi poveri, la battaglia contro l’analfabetismo ed a favore dell’istruzione e della prevenzione delle malattie, nella consapevolezza che i gravi traumi che tanti bambini subiscono oggi nel mondo possono lasciare segni indelebili non solo sul loro organismo. Ma anche e soprattutto nel loro animo.
LA TUTELA DEI DIRITTI DEI BAMBINI
Nel secolo scorso per la tutela dei diritti dei bambini sono state emanate varie ordinanze, la Società delle Nazioni ha emesso la prima Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1924, poi, nel 1942 la Lega Internazionale per L’Educazione Nuova ha elaborato la Carta dell’Infanzia, nel 1959, l’ONU ha promulgato la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, articolato in 10 gruppi.
Essa è un documento che definisce nel suo articolo1° che per fanciullo si intende ogni essere umano di età inferiore a diciotto anni, stabilisce quali sono i diritti dei bambini e che cosa si deve fare per rispettarli e attuarli, introduce rispetto al passato, una concezione nuova del bambino, considerato non solo bisognoso di assistenza, ma come individuo di esprimersi, valutare in certi casi, di prendere decisioni, n soggetto quindi, non un oggetto.
I diritti dei bambini o minori
1920 - Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia ( Eglantine Jebb Dama Croce Rossa )
carattere assistenziale.
1924 - Dichiarazione di Ginevra (assemblea Società delle Nazioni )
documento breve ma fondamentale per i diritti dei minori..
1942 - Carta dell’infanzia proveniente dall’ambito pedagogico
Sacralità della persona umana
1948 - II Dichiarazione di Ginevra (rielabora i 2 documenti)
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, le condizioni dei bambini erano poco assimilabili alla situazione degli adulti
1959 - ONU : Dichiarazione dei diritti del fanciullo.
10 PRINCIPI
Il fanciullo ha diritto a:
1) Godere di tutti i principi senza discriminazione;
2) Speciale protezione per crescere sano e normale;
3) Nome e nazionalità;
4) Beneficiare della Sicurezza Sociale;
5) Educazione e cure speciali se diversamente abile;
6) Crescere circondato da amore e comprensione;
7) Educazione elementare gratuita e obbligatoria (gioco);
8) Essere tra i primi a ricevere protezione e soccorso;
9) Essere protetto contro ogni forma di crudeltà e sfruttamento;
10) Essere protetto contro ogni forma di discriminazione razziale e religiosa.
Senza infanzia, nessun futuro
Luca D., Federica P. e Giada P. ci propongono di dare uno sguardo al resto del mondo, quello in cui l'infanzia è un privilegio riservato a pochissimi. In questo post iniziano a descriverci i problemi presentando dati, interviste, video....
L'Infanzia negata
Sempre più spesso siamo colpiti da storie inquietanti, che vedono come protagonisti e vittime i bambini. I numerosi episodi di pedofilia, storie di violenza e di maltrattamento all’interno della famiglia, precoce avviamento al lavoro in condizione di sfruttamento e di schiavitù, arruolamento forzato in eserciti, sfruttamento dei minori da parte delle organizzazioni criminali fanno sì che l’infanzia e l’adolescenza di milioni di bambini sia compromessa. I bambini, che da sempre rappresentano la ricchezza e il futuro delle nazioni sono, quindi, sempre più spesso oggetto di traffici da parte di persone senza scrupoli, che non esitano a sfruttarli, a venderli, e nei casi più “estremi” ad ucciderli per venderne gli organi.
Così si evidenzia l’ambiguità della società contemporanea che, se da una parte è giunto a conquiste tecnologiche un tempo impensabili, dall’altra risulta più “disumanizzata”.
Tutte le storie di bambini e ragazzi duramente provati da terribili esperienze di vita non solo chiamano in causa adulti senza scrupoli che hanno esercitato su di loro forme di violenza, ma anche i pubblici poteri. L’esistenza di un’infanzia a rischio chiede risposte adeguate: protezione, potenziamento della scuola, creazione di strutture di aiuto alle famiglie, miglioramento della condizione economica.
Bisognerebbe creare servizi di assistenza sociale capillari ed efficienti in grado di individuare le situazioni di reale bisogno. E’ molto importante investire risorse nell’istruzione per formare cittadini consapevoli delle loro capacità, e delle scelte che intendono fare.
La situazione in Italia
Anche se l’Italia è un paese industrializzato, presenta situazioni di povertà, di degrado e di disagio anche fra i più piccoli. In molte periferie delle nostre città vi sono mancanze di servizi, secondo alcuni studi in Italia sono migliaia i ragazzi a rischio, che per mancanza di assistenza da parte dei genitori sono abbandonati a se stessi. Essi spesso vivono in condizioni precarie, alcuni invece di andare a scuola sono costretti a lavorare, anche se la legge proibisce il lavoro minorile. Alcuni bambini/ragazzi sono utilizzati in attività illecite, come spaccio di stupefacenti e piccoli furti, in questo modo sono strappati ai comportamenti tipici della loro età (giochi, frequenza scolastica…) per essere sfruttati dagli adulti. Si tratta di una forma di violenza contro individui fragili che rischiano di restare segnati dalle esperienze fatte.
La situazione in altre zone del mondo
In altre zone del mondo, guerre, carestie, malattie, sfruttamento nel mondo del lavoro segnano milioni di bambini. Terribili sono le conseguenze della guerra su di loro: secondo un rapporto dell’UNICEF nel decennio scorso circa 1.500.000 bambini, sono stati uccisi a causa dei conflitti armati e più di 500.000.000 sono rimasti mutilati..
In almeno ventiquattro Paesi del Mondo, ragazzi o bambini che possono avere anche 10/12 anni vengono mandati sui campi di battaglia in conflitti sanguinosi. In molti casi i bambini-soldato sono considerati particolarmente adatti alle missioni di pericolo, come spionaggio, attacchi suicidi.
Testimonianze di ex bambini-soldato
Il gruppo di “Cooperazione Internazionale” ha costruito giusti centri dove vengono raccolti i giovani quando fuggono o quando dopo un accordo con il governo vengono rilasciati dai ribelli. Quale futuro può avere questa generazione cresciuta a pane e fucili? E’ questa la grande sfida della rieducazione, portata avanti da operatori che cercano di restituire a questi ragazzi non certo l’infanzia rubata, ma almeno la speranza di un futuro migliore.
“Ho rubato, bruciato case non voglio ricordare, spero che mi lascino in pace, voglio solo ricominciare”
E’ difficile tornare, e poi dipende dove torni.
Prima che mi prendessero i ribelli, vivevo in un villaggio con mia nonna. La vita lì non era male, mio padre ci dava un po’ di soldi, avevamo un orto e del pollame. Per noi era sufficiente. La mia prima casa è stata bruciata e mia nonna ora vive da sua sorella in un quartiere di Freetown, dominato da baracche fatte di lamiera ricoperte di plastica e legno. Non so come potremo vivere, io mi devo occupare di lei. E’ difficile ricominciare da una casa di latta, non c’è spazio per respirare. La gente sopravvive di stenti. Non voglio rispondere a nessuna domanda, non voglio che mi guardino con paura. So cosa pensa la gente di noi ex combattenti. Ci temono, pensano che siamo tutti drogati. Ragazzi capaci di uccidere. Io non ho scelto questa vita, mi hanno costretto, mi hanno cambiato nome, identità, ogni giorno ho vissuto con la paura della morte in agguato. Sono stato fortunato non mi hanno tagliato niente, se no povera nonna, si sarebbe dovuta prendere cura di me! Nessuno si deve permettere di chiamarmi ribelle. Ho imparato a uccidere, è vero, ma mi drogavano per farlo. Ho rubato, bruciavo case, non voglio ricordare. Spero solo che mi lascino in pace. Voglio solo ricominciare.
Mohamed, 15 anni
“Ho un amico che spesso si sveglia di notte, fa sempre lo stesso incubo: lui che ammazza suo padre”
Come tanti altri bambini – soldato, ho vissuto un anno nel bush. Nella foresta tutto assumeva nuove dimensioni, ci sentivamo protetti, era facile mimetizzarsi tra la vegetazione, nascondersi arrampicarsi su qualche albero. Non c’era spazio per vivere, eppure non ci stavo male. Non avevo mai vissuto nel bush. Ogni giorno era un’avventura. Ho visto animali che prima non immaginavo neanche che esistessero. Mi divertivo a osservarli arrampicandomi su alti alberi, passavo le giornate ad aspettare che passassero. Ho visto tante specie differenti di scimmie, erano buffe nei loro movimenti, riuscivo scovare i serpenti nelle loro perfette mimetizzazioni. Una volta ho avuto anche la fortuna di avvistare un leopardo. Con alcuni miei amici ci divertivamo ad aprire sentieri con il machete, era una continua scoperta. Nella foresta c’era tutto il necessario per sopravvivere: banane, manghi, noci di cocco e tanti animali. Spesso andavamo a caccia di scimmie. Non bisognava pagare niente. Bastava prenderselo.
Avrei voluto vivere nel bush senza i ribelli, loro mi hanno fatto odiare quel magico luogo. Non avevo paura della notte, ma solo del mio comandante. Quando arrivai nel bush, dopo essere stato catturato, ero molto impaurito, era tutto nuovo per me e avevo visto troppi orrori, ero molto confuso. All’inizio lavavo, spazzavo, cucinavo, portavo quello che mi ordinavano di portare. Sono entrato a far parte della famiglia, mi hanno assegnato un nome nuovo, una nuova identità. Il mio nome nella foresta era Tupacamu, nome di un famoso gangster americano. Mi misero nelle mani la mia prima arma. Il mio comandante mi insegnò a sparare, non l’avevo mai fatto prima. Mi esercitai qualche giorno, poi arrivò il momento. Avrei dovuto partecipare all’assalto di un villaggio. Ma mi avrebbero dovuto preparare, era l’ora della medicina. «Prendi queste pillole» disse il mio comandante, aprendomi la bocca e facendomi ingoiare delle strane pillole blu. «Con queste non avrai più paura, sarai potente, qualsiasi cosa vorrai fare riuscirai, ora sei imbattibile.» Fui subito molto confuso, provavo una strana sensazione, mi vedevo come un gigante e vedevo gli altri più piccoli. Uno dei ribelli mi gridava: «Uccidi! Uccidi!»
Ogni volta mi davano una medicina diversa, a volte me la iniettavano, altre volte mi facevano dei tagli vicino alle tempie o sulle guance e mi mettevano sopra al taglio una polvere marrone o bianca, poi la coprivano con del terriccio o cerotti, altre volte mi facevano bere strani cocktail. Senza quella medicina non avrei potuto fare quello che ho fatto. Pensavo di essere imbattibile. Più uccidevo e più il mio comandante era orgoglioso di me. Non ho mai attaccato il mio villaggio, in questo mi ritengo fortunato. Ho visto amici impazzire, perché sotto l’effetto della medicina erano costretti a bruciare le loro case e uccidere i loro familiari. Ho un amico che spesso si sveglia di notte, fa sempre lo stesso incubo: lui che ammazza il padre. Il 17 Dicembre è una data importante: il mio comandante mi ha rilasciato. Sono stato portato al centro di Lakka, c’era il mare. Mi sono riposato, ho studiato e giocato. Mi sono trovato bene e ho conosciuto tanti ragazzi che come me avevano provato la dipendenza dalla medicina. Non è facile farne a meno, ci si sente così vulnerabili senza armi, senza droga.
Ora sono libero, posso tornare a casa, non ho assalito il mio villaggio, non mi temono. Il mio educatore ha rintracciato la mia famiglia e sono felici di riavermi con loro. Voglio andare a scuola, non so se troverò i soldi, qui non siamo nel bush, la vita costa cara.
Alì
I ragazzi di strada
I “ragazzi di strada” sono presenti in tutto il mondo, ma soprattutto nelle società più povere, dove scarsissimi sono i mezzi di sussistenza e i bambini vengono “affidati”, ma più spesso abbandonati alla strada dalle proprie famiglie.
Così in una sua poesia il poeta P. Arnaldo De Vidi descrive, con incisività, la vita dei Meninos de Rua.
Menino de Rua
Lui che fa il bagno nella fontana della piazza del Duomo
Lui che chiede di lustrare le scarpe a chi accompagna il funerale
Lui che chiede una sigaretta e l’accende alle candele della Chiesa
Lui che con disinvoltura lava parabrezza ai semafori… senza riuscire ad asciugarli
Lui che mente chiedendoti un’offerta per il latte del fratellino
Lui che sale la scala mobile a balzi dalla parte che scende
Lui che si chiama Pelé e dribla le macchine giocando a pallone sulla strada
Lui che ascolta musica a tutto volume e balla il rock nella zona di silenzio
Lui che lavora come mini-scippatore e deve consegnare il bottino allo “zio di strada”
Lui che beve con sei cannucce dai fondi delle bottiglie
Lui che finge di leggere il giornale trovato nell’immondizia
Lui che dorme sul marciapiede coprendosi con i giornali pieni di vuote promesse
Lui che surfa suicida sul tetto dei treni, “perché tanto nessuno mi vuole bene”
Lui che “annusa colla di calzolai”, la droga dei “menino de rua”
Lui che inseguito dalla polizia…sarà il “nostro Giudice nel giorno del Signore” .
P. Arnaldo De Vidi si è impegnato per anni a favore dei Meninos de Rua, ed ha assistito con i propri occhi alla desolante miseria di questi ragazzi. La sua è una testimonianza che dà l’accurata elencazione dei loro abituali comportamenti e degli stratagemmi ideati per sopravvivere. L’ultimo verso “…sarà il nostro giudice nel giorno del Signore” costituisce un forte richiamo morale alla responsabilità di ogni uomo, ispirato da una qualsiasi fede religiosa, poiché nessun uomo dovrebbe tollerare la negazione dei diritti, primo fra tutti quello ad avere un’esistenza dignitosa.
Nel gennaio 1996 decide di sviluppare la sua azione creando una struttura locale, indipendente dove sviluppare attività artistiche come mezzo per reintegrare i ragazzi nella società: nasce così "FUNDATIA PARADA" una fondazione che vuole offrire a questi ragazzi un’occasione per scoprire se stessi, per star bene con se stessi nonostante certe esperienze a dir poco negative e ritornare nella propria famiglia, riprendere la scuola e inserirsi nel mondo del lavoro per avere autonomia economica.
mercoledì 23 marzo 2011
Il bullo sballa, ma non balla
Torniamo ad aoccuparci del tema dei diritti con Simona D., Luca D., Marta M., Federica P., Giada P.che ci propongono le loro riflessioni sul bullismo.
IL BULLISMO
Un problema sociale di grande attualità
Il bullismo è un fenomeno di cui si sente spesso parlare nei telegiornali o di cui si può leggere nei quotidiani. Abbiamo voluto saperne di più, perché l’anno prossimo andremo alle scuole superiori ed è bene essere bene informati su un fenomeno che, ci auguriamo, di non vivere mai in prima persona.
Ma che cos’é il bullismo?
Descrizione del problema
Abbiamo consultato il dizionario e alla parola “bullo” abbiamo letto: l’etimologia di questo neologismo è “amico intimo”; nonostante ciò il bullo è un giovane prepotente che, verbalmente e/o fisicamente, prevarica ragazzi più deboli con fare arrogante e minaccioso, esercitando la stima e la superiorità che ha all’interno del proprio gruppo, o meglio, branco. In questo contesto emergono due personaggi: il “bullo” e la “vittima”, ovvero colei che subisce le prepotenze.
Caratteristiche generali del bullo:
• Il bullo può essere sia maschio che femmina;
• Può agire singolarmente o in gruppo;
•Può essere dotato di una superiorità fisica o psicologica nei confronti della vittima (attribuitagli prevalentemente dal gruppo di appartenenza);
• Il bullo viene spesso immaginato come un ragazzo trasgressivo problematico, poco motivato allo studio e sgarbato con il personale scolastico (anche se ciò non è sempre riscontrato).
Perché compiere atti di bullismo?
Vi sono principalmente tre ordini di motivazioni che possono spingere i giovani a diventare autori di bullismo:
• I bulli potrebbero provenire da famiglie violente e devianti e quindi potrebbero riproporre a scuola quanto osservato tra le mura domestiche;
• Chi prevarica potrebbe voler assumere un atteggiamento provocatorio nei confronti degli adulti, oppure attirare l’attenzione verso di sé;
• Il ragazzo autore di violenze può aver vissuto negli anni passati da “escluso” per svariati motivi: nella scuola superiore, avendone le capacità, potrebbe riscattarsi dalle frustrazioni passate e costruirsi una nuova identità sociale.
Caratteristiche generali della vittima
• La vittima può essere sia maschio che femmina;
• Di solito vive in una condizione di inferiorità perché identificata come persona debole, fragile e diversa dal gruppo;
• Le vittime possono appartenere ad una famiglia coesa, chiusa ed iperprotettiva che le protegge da ogni minima difficoltà;
• Le vittime si dividono in due gruppi: le vittime “attive” e le vittime “provocatrici ”; le prime sono coloro sulle quali si scarica l’aggressività del bullo, le seconde, invece, sono coloro che, provocando continuamente un ragazzo inoffensivo, sono diventate in seguito sue vittime.
Quando il bullo diventa leader carismatico
Nella scuola vi sono vari tipi di leadership; ad esempio vi sono i leader carismatici, ragazzi ricchi di iniziativa, punto di riferimento per il gruppo intero. Quando il bullo diventa un leader carismatico viene a trovarsi in una
situazione di concordanza con il gruppo, con il quale condivide
comportamenti e “valori”. Il bullo fonda così la sua supremazia sull’ammirazione dei compagni e sulla paura che suscita nelle vittime.
Il bullismo nella storia
Questo problema sociale molto dibattuto ai giorni nostri, era presente già in anni passati:
• Negli anni Settanta furono condotti in Scandinavia i primi studi sul bullismo;
• Nel 1982 viene riportata una tragica notizia: tre ragazzi si suicidano a causa di episodi di bullismo;
• Tra gli anni ’70/’80 emergono i cosiddetti “punk”, anarchici, teppisti che vanno contro le regole e l’educazione sociale;
• Nel Giappone degli anni Novanta il bullismo è allarme sociale soprattutto a causa degli “otaku”, ragazzi travestiti da eroi manga che vivevano segregati nelle loro stanze.
Per completare le nostre informazioni sul bullismo abbiamo visitato uno dei siti Internet dedicati a questo problema, www.smontailbullo.it.
Per chiudere le nostri riflessioni proponiamo un video che raccoglie alcuni interessanti contributi tratti da you tube
Non buttiamo...noi stessi
Dobbiamo rispettare non solo ciò che ci circonda, ma anche e soprattutto noi stessi: Benedetta T. e Francesca M. ci propongono il loro punto di vista sull'uso di sostanze stupefacenti, sull'abuso di alcool e sul fumo.
lunedì 21 marzo 2011
Quando la Terra s'arrabbia...
La riflessione sulle fonti di energia continua con delle riflessioni di Alessandra T. e Domiziana I. che prendono spunto da alcuni dei drammatici avvenimenti di questi giorni.
Sognando Chernobyl …
Sembrava non dovesse succedere mai più e invece proprio noi della nuova generazione, stiamo vivendo lo stesso incubo che vissero nel lontano 1986 i nostri genitori, allora adolescenti come noi. Stiamo parlando della possibilità di esplosione e/o sprigionamento di nubi tossiche dalle centrali nucleari del Giappone, devastato da un forte terremoto e da un devastante tsunami, che ha messo in ginocchio il Paese e che ha risvegliato in tutto il mondo l’incubo di Chernobyl. A scuola stavamo trattando proprio dell’energia nucleare con la nostra insegnante di Tecnologia: ci ha spiegato come si produce l’energia nucleare, dell’uranio e del plutonio come metalli altamente radioattivi e si è soffermata con più attenzione proprio sul disastro di Chernobyl, raccontandoci come in prima persona avesse vissuto quell’esperienza e dei danni che ancora causa nella catena alimentare.
Chi poteva mai pensare di dover oggi noi, ragazzi del 2011, assistere da spettatori inermi ad una simile tragedia! E che succederà se veramente dovesse esplodere un reattore?
Il Giappone continua a combattere per scongiurare una catastrofe nucleare che, dopo il terribile terremoto e lo tsunami dell’11 marzo, metterebbe in ginocchio tutto il paese. La situazione nella centrale nucleare di Fukushima, però, resta molto critica dopo che dal reattore numero 3, il più danneggiato e pericoloso perchè contiene plutonio, ha incominciato ad alzarsi una densa colonna di fumo.
Sì, è vero, le scoperte scientifiche e tecnologiche hanno migliorato il nostro tenore di vita, hanno modificato il nostro modus vivendi, hanno facilitato e allargato le nostre conoscenze e relazioni, andiamo e torniamo dalla Luna, ci incuriosisce Marte, cementifichiamo tutto … e, per fare tutto questo, sprechiamo tanta energia, tanta che il fabbisogno mondiale cresce sempre di più e, quindi, bisogna ricorrere alle energie alternative. Ma non ci accontentiamo del sole, del vento, delle maree, della geotermia … no, dobbiamo costruire centrali nucleari perché, forse, dietro ci sono interessi economici più consistenti, senza contare che per estrarre Uranio e Plutonio si sventrano rocce, si esautorano risorse alla natura, per cosa?
Anche le centrali di ultima generazione, le più avanzate tecnologicamente, costruite con tutti i criteri della sicurezza, comunque producono scorie radioattive che non si possono smaltire, distruggere, le possiamo solo respirare, perché rientrano nella catena alimentare, alimentano il ciclo dell’acqua, entrano in tutti i cicli vitali.
E non dimentichiamoci la forza violenta che è in grado di sviluppare la natura, quando si scatena… E allora?
Il sole può bastare, il vento è nostro amico, le maree ci aiutano … seguiamo i ritmi naturali e utilizziamo ciò che la natura ci regala in abbondanza!
domenica 20 marzo 2011
Che forza la Natura!
L'argomento dell'ambiente è gettonatissimo. Teresa S. risponde ai nostri paladini con un contributo sulle energie rinnovabili. Leggiamolo insieme
Energie Rinnovabili?
Sappiamo che le fonti energetiche sono di due tipi: rinnovabili e non rinnovabili.
Quelle non rinnovabili sono il petrolio, il carbone e il gas naturale ma queste energie sono troppo costose e prima o poi si esauriranno, quindi si è pensato di investire sulle energie rinnovabili che, trovandosi in natura sono inesauribili. Quest’ultime sono di cinque tipi: Energia Solare, Energia Eolica, Energia Geotermica, Energia Idroelettrica e Energia Nucleare.
L’Energia Solare si ottiene sfruttando il calore emesso dal sole sulla Terra. Esistono due modi: nel primo la radiazione viene concentrata in pannelli e specchi solari consentendo all’energia di trasformarsi in calore. Nel secondo si trasforma la luce in energia elettrica grazie alla cella fotovoltaica.
L’energia Eolica è data dalla trasformazione del vento in forme di energia. Visto che il vento è incostante nella direzione e nella velocità, il suo sfruttamento richiede l’istallazione di impianti abbastanza costosi.
L’Energia Geotermica è un’ energia limitata perché sfrutta i vapori che arrivano dalle sorgenti d’acqua del sottosuolo. Può essere utilizzata a scopi termali ma viene convertita anche in energia elettrica.
L’Energia Idroelettrica nasce dal movimento di masse d’acqua che producono energia elettrica. Può essere ricavata dal corso dei fiumi con dighe e laghi artificiali.
L’Energia Nucleare trasforma l’energia prodotta da un reattore nucleare in energia termica e quindi in energia elettrica. In alcuni è molto usata, in altri, come in Italia, il suo uso è proibito oppure limitato a causa del rischio di contaminazioni radioattive e di disastri nel caso in cui dovesse scoppiarne una (come successe a Cernobyl).
E in Molise?
Anche nelle regioni più piccole ci sono tanti problemi riguardanti l’energia e il Molise li ha affrontati e li sta affrontando tutt’ora.
La nostra regione, da anni, sfrutta le energie rinnovabili e ha 275 impianti: 26 idrici, 18 eolici, 228 solari, 3 a biomasse e rifiuti.
L’energia che utilizziamo di più è quella eolica. Il Molise è stata la prima regione a installare delle pale eoliche sulle proprie colline e d’allora non ha smesso di utilizzarle; tant’è che la Regione ha deciso di installarne altre a Termoli, proprio nel mare! Questa decisione ha innescato molte polemiche e proteste perché le pale hanno rovinato il paesaggio e si teme che questo possa influire sul turismo ancora poco sviluppato.
C’è un’altra questione che sta facendo discutere molto in Molise: l’impianto di una centrale nucleare. Ovviamente questo ha diviso l’opinione pubblica: i contrari dicono che una centrale nucleare è troppo rischiosa per le scorie radioattive che emetterebbe, per il loro smaltimento e per la sicurezza dell’impianto, tant’è che se esplodesse, distruggerebbe l’intero Molise, i favorevoli invece suppongono che una centrale nucleare sarebbe un buon modo per risparmiare sull’energia e che i rischi di un’esplosione sono diminuiti. Ora, con quello che è successo al reattore di una delle centrali del Giappone, dopo il terribile tsunami, credo che installare una centrale nucleare diventerà davvero molto difficile.
Secondo me, le energie rinnovabili sono un buon modo per risparmiare perché, pur con costi elevati degli impianti, eviterebbero la dipendenza economica dai paesi esportatori di petrolio.
Per quanto riguarda l’energia nucleare io non sono molto favorevole perché non c’è la totale sicurezza degli impianti e nello smaltimento delle scorie radioattive. Infatti ancora oggi continuiamo a respirare le sostanze tossiche che sono rimaste nell’aria dopo l’esplosione di Chernobyl.
E voi che ne pensate?
Musica, musica
Ed infine qualche rima in musica:
Siamo quattro.
Siamo alunni d'assalto.
All'Agente Lisa un rap ambientale,
vogliamo dedicare.
Siamo quattro.
Siamo alunni d'assalto.
All'Agente Lisa un rap ambientale,
vogliamo dedicare.
Il RAP DELL’AGENTE LISA
Si lamenta Lampadina
sui soffitti ed in cucina.
Qui nessuno mai la spegne
e la camera risplende
dello stereo sai che dire!
in standby non si sta a sentire!
così anche la Tv ed il led
non ne può più!
Cari amici quanti sprechi !
Alla Terra ciò fa male
Lo dobbiamo ben capire,
qui c’è un mondo da salvare
Troppi gas da respirare,
troppe cose da buttare
che possiam riutilizzare
forza uniti più che mai!
Che fantastica quell’auto,
sfreccia come un bel siluro
Ma tu credi per il mondo
sia un bene di sicuro?
Non va bene così, uffa!
Grida l’aria su che sbuffa
Stufa di essere inquinata,
non le piace esser sporcata!
Cari amici quanti sprechi!
Alla Terra ciò fa male
lo dobbiamo ben capire
qui c’è un mondo da salvare
Qui dobbiamo fare il punto
ed andare dunque al centro
tutti uniti per salvare la natura
e il suo reame
Troppi gas da respirare,
troppe cose da buttare
che possiam riutilizzare
forza uniti più che mai!
Tutto si ricicla, nulla si distrugge
Ecco ancora qualche consiglio da parte dei nostri paladini dell'ambiente
Nulla si può semplicemente buttar via
Mettiamo che abbiamo voglia di una tavoletta di cioccolato. La tavoletta è impacchettata con della carta e un sottile foglio di alluminio. Finita la cioccolata, appallottoliamo la confezione e la buttiamo nella spazzatura. Giù il coperchio! Via i rifiuti! Ma questo vale solo per noi e qui sta il problema.
Nulla si può semplicemente buttar via. Tutto ciò che è presente sulla Terra, in qualche modo si conserva: non si distrugge, si trasforma solamente in un'altra sostanza.
Prendiamo la confezione della cioccolata.
Passa dal secchio al bidone delle immondizie. Da qui sparisce nel camion che la porta alla discarica o all'inceneritore.
Alla discarica la nostra confezione, ridotta a una pallottola, sta accanto ad altri rifiuti sopra un mucchio enorme.
La carta si disfa lentamente, marcisce, inserendosi così nel ciclo naturale: la sua materia prima infatti è il legno. Non sparisce, torna semplicemente in circolo.
Il foglio di alluminio invece resta tale e quale, non si dissolve: è eterno.
E cosa succede quando la confezione della nostra cioccolata va a finire nell'inceneritore? Sparisce?
Non è vero! Quando il nostro rifiuto brucia, produce gas e cenere. Fumo e gas finiscono nell'aria e una parte di questi ricade sulla Terra.
La cenere resta come residuo sul fondo del forno e deve essere sistemata in speciali discariche
Il caso della nostra carta argentata era solo un esempio per capire come sia impossibile far sparire completamente qualcosa. Perciò non è sorprendente avere dei problemi con i rifiuti. Tutti ne hanno sentito parlare: i rifiuti crescono a montagne!
Rischiamo di soffocare nei rifiuti!
Qualcuno ha anche avuto l’idea di spedire i nostri rifiuti nello spazio!
Nei paesi industrializzati ogni persona produce 250-750 chili di rifiuti all'anno. A questi si devono aggiungere le enormi quantità di rifiuti industriali. Sulla Terra ci sono più di 5 miliardi di individui. Tutti insieme generano quantità incredibili di spazzatura. Molte sostanze preziose vengono buttate via anche se potrebbero essere riciclate; molte sostanze nocive finiscono tra i rifiuti, minacciando il nostro ambiente. Morale: anche se il problema è enorme, bisogna in qualche modo porvi rimedio.
In ogni parte del mondo, oggi come sempre, vi sono persone che vivono dei rifiuti, rovistando nei bidoni della spazzatura o nelle grandi discariche: sono sempre i più poveri a farlo. Ancora oggi moltissimi bambini del Terzo Mondo si sfamano tra i bidoni dei rifiuti, raccogliendo quello che gli altri buttano via con noncuranza. La spazzatura è una parte della nostra vita. Essa ha sempre preoccupato le comunità degli uomini, creando loro ogni tipo di problema e oggi ciò continua ad accadere, anche se i problemi cambiano.
Perciò, cari ragazzi
IMPARIAMO A RIFIUTARE!!!
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