Simona D., Luca D., Marta M., Federica P., Giada P., si sono immedesimati nei ragazzi che in tanti paesi del mondo vivono il dramma della solitudine e dello sfruttamento. Hanno provato a dar loro voce così:
Ogni volta che apro gli occhi
sogno di non trovare più
quelle sbarre che sono la mia prigione.
Le mie giornate non finiscono mai
non ho famiglia, non ho casa
sento i morsi della fame.
Sono qui dentro oggi
e so che ci rimarrò per sempre.
Cosa c’è oltre il muro e la fessura
da cui entra la luce?
Sento che muore la speranza
e svengono i sogni.
Trascorro i miei giorni a tessere tappeti.
Tu i tuoi come li passi?
Dei miei genitori ho un vago ricordo,
il sole lo vedo attraverso un piccolo vetro
e gli amici li vedo solo la sera.
Sono isolata dal resto del mondo
eppure qualcuno sa che esisto.
E allora perché non mi viene a salvare?
Non c’è peggior cieco di chi non vuol
vedere. Ognuno pensa «meglio a te che a me.» Ho imparato a tessere tappeti e speranze.
Un giorno riavrò la mia infanzia negata?


Con l'augurio che possiate sempre esprimere le Vostre idee e vivere in piena libertà, partecipando con impegno alla vita sociale,mi complimento per la Vs sensibilità.
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